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Il pianoforte Blues: come si suona lo shuffle di New Orleans

Il pianoforte è uno degli strumenti principali della musica Blues e storicamente si è sviluppato in ambienti a dir poco eterogenei, tanto in locali e sale concerto quanto nelle bettole e nei bordelli di tante città americane.

Oggi suonare il pianoforte Blues vuol dire affrontare un vastissimo panorama di stili e tecniche, ma ce n’è una da cui sicuramente si dovrebbe iniziare, ovvero l’accompagnamento sul ritmo shuffle, un tempo che è alla base del genere musicale e che è stato poi inglobato in tanti altri, Rock compreso (dai Doors, a Stevie Ray Vaughan a innumerevoli altri artisti).

“Shuffle” è la parola con cui si indicava lo “strascinare i piedi” e se potete trovare riferimenti a un ballo tradizionale dei nativi dell’America del Nord (una danza scandita dal ritmo di un tamburo), il vero collegamento con la musica Blues è quello a proposito di un modo segreto di comunicare degli schiavi di colore nelle piantagioni, così da non farsi scoprire dai padroni.

Tutto ciò avveniva non tramite parola, ma tramite il suono di un tamburo: a seconda di come veniva suonato, poteva assumere diversi significati. Successivamente il tamburo venne vietato e gli schiavi continuarono a fare lo stesso con lo sbattere dei piedi.
Qui ci si ricollega alla danza, perché proprio da questi movimenti ritmici dei piedi nacquero poi alcuni passi di ballo, rintracciabili nel Jazz, nel Blues e nello Swing (e secondo le fobie dei padroni delle piantagioni anche nella stregoneria Voodoo). Il legame si estende al Tip Tap (e al precedente Jig).

Ma torniamo alla lezione di oggi: tuffiamoci nello stile pianistico di New Orleans e nello shuffle, suonando nella tonalità di Sol e concentrandoci con la mano sinistra su prima e quinta, con un tempo di 12/8 e gli accenti sul primo e sul terzo.
Buona visione!

Chi è Michele Papadia

Michele Papadia è uno degli insegnanti del Saint Louis College of Music, ha più di 25 anni di esperienza come docente alle spalle ed è titolare di una cattedra permanente nella scuola romana dal 2015.

Oltre agli studi classici e principalmente jazzistici, Papadia si è specializzato in vari aspetti della musica afroamericana (jazz, blues, gospel, funk, soul, nusoul, pop, live eletronics) contemporaneamente agli studi universitari di architettura. Ha frequentato i seminari estivi di Siena Jazz ’94 e ’95 e nello stesso anno ha vinto una borsa di studio per il triennio di alta qualificazione professionale per musicisti jazz finanziato dalla CEE presso la stessa Siena Jazz.
Ha studiato con eminenti maestri quali D’Andrea e Pieranunzi.

Successivamente si è specializzato alla Berklee School of Music di Boston. Ha seguito seminari con K.Barron, Shirley Scott, P.Metheny, D.Liebman, Ray Brown, tra gli altri.

Grande conoscitore della musica afroamericana, in particolare di tutta la Black Music, è tra i pianisti/hammondisti europei più richiesti negli Stati Uniti, portando avanti un discorso musicale che fonde i vari aspetti della musica afroamericana con la musica europea e la musica contemporanea.

Dalla fine degli anni ’90 è molto richiesto come session musician in vari studi americani (per produzioni gospel, blues, funk, pop, jazz), soprattutto a Nashville, dove si è specializzato nello stile pop-gospel, e a New Orleans, dove ha approfondito l’omonimo stile pianistico e dove si è esibito nello storico club “Tipitina” in una performance di piano solo.
Sempre a New Orleans ha approfondito lo studio del Clavinet, di cui è uno dei massimi esperti a livello internazionale. Negli ultimi anni ha lavorato e registrato con diversi artisti americani nei famosi studi londinesi della radio BBC.

È stato nominato per referendum da riviste specializzate tedesche, francesi e olandesi tra i migliori pianisti-organisti blues/soul d’Europa ed è stato menzionato dalla storica rivista newyorkese “DownBeat” tra i nuovi talenti nella categoria “Keyboards” nel 2008 e nel 2009.

Tra il ’95 e il ’98 è stato il pianista di Gabriella Ferri, che ha accompagnato in concerti in Italia, Svizzera e Sud America. Tra il ’97 e il ’99 ha registrato il suo primo CD Khytera con Paolino Dalla Porta, Stefano “Cocco” Cantini e Massimo Manzi, con i quali ha suonato in diversi jazz club e festival italiani. Nel 2008 è uscito l’album Afrocentradelic con Gianluca Petrella e Francesco Bearzatti.
Ha all’attivo oltre 50 dischi come sideman e 2 come leader/compositore.

Nell’ottobre 2012 è pianista/organista dei concerti di Adriano Celentano all’Arena di Verona, che sono stati trasmessi in diretta su Mediaset e da cui è stato prodotto un DVD.
Nel 2018 suona nella Caribbean Blues Cruise di Joe Bonamassa, che ripeterà nell’estate del 21 in Grecia.

Negli ultimi 20 anni ha partecipato come session man ai maggiori festival jazz, blues e rock europei, americani e asiatici. Ha collaborato in ambito jazzistico con Gianluca Petrella, Roberto Gatto, Francesco Bearzatti, Paolino Dalla Porta, Fabrizio Bosso, Dave Liebman, Dario Deidda, Ares Tavolazzi, Rosario Giuliani, JD Allen e molti altri.

Nel panorama rock, blues e soul, ha collaborato con Robben Ford, Joe Bonamassa, Irma Thomas, John Mayall, Ana Popovic, Rudy Rotta, Brian Auger, Sugar Blue, Peter Green, Susan Tedeschi, Koko Taylor, Allen Hinds, oltre a molti altri.
In ambito pop con Jovanotti, Celentano, Gabriella Ferri, Noemi, Patti Austin, Patty Pravo, Dolcenera, Irene Grandi, Anna Oxa, J-Ax, Nina Zilli, Max Pezzali, Karima, Phil Palmer, Serena Brancale.

È direttore e arrangiatore della Soul Train R- Evolution Orchestra, formazione nata all’interno del Saint Louis College Of Music di Roma, spesso con ospiti tra cui Fabrizio Bosso e Serena Brancale.

Accanto all’intensa attività concertistica, è attivo in campo didattico tenendo masterclass e seminari di pianoforte e tastiere (Organo Hammond, Synth, Clavinet) nell’ambito della musica afroamericana e della sua influenza nella musica contemporanea, colta e improvvisata, in numerose istituzioni, non solo musicali, italiane e straniere.

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Tony Bellardi
Tony Bellardi
11 mesi fa

@monkit98 c’è gruva ??

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